Prossime Mostre

OGNI MESE INAUGURIAMO 3 MOSTRE

Le prossime inaugurazioni sono venerdì 25 maggio
dalle ore 19 alle ore 21

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GALLERIA QF1 _ Via Carducci 29

INDEPENDENCE ON THE SKIN

Fotografie di ERIK MESSORI
Occupazione, nazionalismo e lotte d'identità affliggono la storia del mondo. In Irlanda, in particolare, centinaia di anni di dominio britannico, che qualcuno identifica come la più lunga guerra di occupazione del mondo, hanno prodotto generazioni e generazioni di irlandesi che hanno combattuto per la loro identità nazionale. I loro nomi sono legati a note organizzazioni come l'IRA e altre associazioni pro-indipendenza. E anche se c'è un trattato di tregua, queste donne e questi uomini rimangono nella lotta per realizzare il loro sogno d’indipendenza. Un sogno ricorrente per il quale uomini e donne irlandesi hanno combattuto durante la Rivolta di Pasqua, una ribellione armata di sei giorni, che ha visto il suo centesimo anniversario nell’aprile del 2016. I tatuaggi raccontano un’accurata storia delle loro vite, amici caduti, azioni passate. I loro corpi portano i segni indelebili di un ideale e il prezzo umano pagato per conquistarlo. Ogni goccia d’inchiostro sotto la loro pelle porta la memoria di antenati e compagni morti in questa guerra invisibile. Di loro è stato scritto molto, specialmente negli anni settanta e ottanta, durante una serie di attacchi che sembravano non avere mai fine, e nella coscienza collettiva sono considerati terroristi e sovversivi; ma poco si sa di queste persone. Questo racconto fotografico getta uno sguardo sul loro mondo ed è prova di un’irremovibile intenzione a non mollare, ma continuare a lottare per un’Irlanda che potranno un giorno chiamare propria.

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GALLERIA QF2 _ Via Carducci 9

FORGOTTEN ITALIANS

Fotografie di ALESSANDRO VINCENZI

Fra il 1830 e il 1870, in ondate successive, arrivarono a Kerch, in Crimea, migliaia di italiani provenienti soprattutto dalle coste pugliesi. Erano agricoltori, pescatori e maestri d’ascia, attratti dal miraggio di fertili terre e dalla speranza di un futuro migliore. All’inizio del XX° secolo la migrazione trovava l’appoggio delle autorità della Russia imperiale per lo sviluppo di attività agricole. Durante gli anni ’30 alcuni intrapresero il viaggio di ritorno in Italia, trovando in diversi casi un tragico destino. La chiesa cattolica costruita dagli stessi italiani nel 1840 fu chiusa, le terre furono espropriate per costituire i Kolchoz e durante le purghe Staliniane molti Italiani furono accusati di essere spie del regime fascista e pertanto arrestate, torturate, deportate o giustiziate. Il 29 gennaio del 1942 ebbe inizio la deportazione di massa nei Gulag del Kazakistan. Alle famiglie italiane furono concesse poche ore per raccogliere al massimo otto chili di affetti personali, prima di essere deportati. L’agonia sui vagoni piombati durò due mesi e molti morirono prima di arrivare a destinazione. Alcuni sopravvissuti ricordano che i corpi dei morti venivano gettati nella neve durante il tragitto. Gli altri finirono nei gulag, condannati a scontare pene superiori a dieci anni. Negli anni ‘50 ritornarono a Kerch 78 sopravvissuti su circa 1500 deportati. A causa dello shock subito molte persone, a distanza di 76 anni, rifiutano di ricordare quel momento. Nel 2015 le autorità russe hanno riconosciuto agli italiani di Crimea lo status di minoranza deportata e perseguitata. Oggi a Kerch gli italiani di origine sono circa 300. L’Associazione Cerkio, fondata nel 2008 a Kerch, ha iniziato una ricerca dei documenti in parte distrutti o confiscati presso gli archivi dei gulag per aiutare gli italiani di Crimea a documentare le proprie origini.



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GALLERIA QF2 _ Via Carducci 9

SEX TRAFFICKING IN EUROPE

Fotografie di MASHID MOHADJERIN
Mentre la tratta di esseri umani è una questione globale, la crescita della tratta di donne dall'Europa orientale verso l'Europa occidentale negli ultimi vent'anni non ha eguali in nessun'altra parte del mondo. Europol, UNODC e IOM concordano sul fatto che non esistano dati accurati sulla tratta di esseri umani in Europa, si stima però che riguardi circa 1,5 milioni di vittime. "Possiamo controllare i loro documenti, ma non possiamo determinare se qualcuno è qui volontariamente o no", dice Eva Mielnicki, capo del dipartimento traffico umano della polizia federale belga. "Possiamo solo aiutare quando le vittime denunciano e chiedono di aprire un caso ". Le ragazze vulnerabili vengono trascinate in una vita di schiavitù, allontanate dal loro paese, senza legami con le loro famiglie, costrette a vendersi, lavorando nell'industria del sesso senza diritti e senza identità. Poiché le vittime della tratta sono isolate e brutalizzate, parlare apertamente alle autorità è estremamente difficile. La Romania è un punto di transito con una posizione strategica tra l'Europa orientale e quella occidentale e persino per i paesi al di fuori dell'Unione Europea, il crocevia ideale per il traffico internazionale di schiavi. L'ingresso del paese nell'Unione Europea nel 2007 ha portato a una regolamentazione più rilassata delle frontiere e ha aumentato la sua attrattiva per i trafficanti internazionali di esseri umani. Mashid si è recata in Romania, Italia e Belgio, documentando i trafficanti, i responsabili delle organizzazioni di aiuto, le forze dell'ordine, le prostitute e i sopravvissuti al traffico, per avere un'idea di quanto sia nebuloso e complesso combattere la tratta di esseri umani in Europa.



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GALLERIA QF3 _ Via Carducci 19

LIVES IN LIMBO: TRAPPED IN BELGRADE

Fotografie di FRANCESCO PISTILLI
"Trapped in Belgrade" fa parte di "Lives in Limbo", un progetto più ampio sulle migrazioni iniziato da Francesco circa otto anni fa. L'immagine del ragazzo afgano che dorme in un vagone abbandonato vicino alla stazione ferroviaria di Belgrado è stata scelta dagli editori di Time Magazine come una delle migliori 100 immagini del 2017. Il reportage ha vinto il secondo premio nella categoria "Editorial photo essay / story" all’ “International Photographer of the Year Awards 2018” ed è uno dei tre reportage in nomination al "World Press Photo 2018" nella categoria "General News Stories". Con l'inasprimento dei controlli sulla cosiddetta "rotta balcanica" e la chiusura delle frontiere da parte di Ungheria e Croazia (aprile 2016), la Serbia si è affollata di profughi. Molti di loro, circa 1200, hanno trascorso i mesi del rigido inverno serbo del 2017 nei capannoni abbandonati dietro la stazione ferroviaria di Belgrado, senza elettricità, senza riscaldamento, senza acqua e servizi igienici. L'aria all'interno dei magazzini abbandonati era densa e irrespirabile, l'unico modo per combattere una temperatura costantemente sotto lo zero era quello di accendere ovunque piccoli fuochi da bivacco. Un pasto caldo era distribuito una volta al giorno dai volontari delle ONG locali. Il reportage "Trapped in Belgrade" racconta la vita dei migranti abbandonati nel freddo e nel silenzio di un limbo senza fine, alle porte dell’Europa.


LE TRE GALLERIE

3 GALLERIE


Un nuovo polo per la fotografia a Verona

TRE MOSTRE AL MESE

3 MOSTRE


3 autori espongono le loro opere.

WORKSHOP CON GLI AUTORI

I WORKSHOP


Gli autori delle mostre incontrano i curiosi della fotografia/p>

striscia gabriele

L'ARCHIVIO


Ecco cosa abbiamo fatto fino ad oggi